
Quando si parla di sindrome di Peter Pan due sono le cose che mi vengono in mente: 1) il periodo di cazzeggio assoluto durante l'erasmus in Lituania nel 2003 e 2) la vita di Antonio, a sorpresa vincitore morale del premio speciale della critica "personaggio dell'anno".
Credo che istituirò il premio e lo conferirò ogni anno a un personaggio diverso meritevole.
Ad ogni modo ho già raccontato nei precedenti post del come avvenne il fatal incontro. Spesso si dice che la chiave di svolta sia incontrare in vacanza delle persone locali, in quanto capaci di aprirti porte altrimenti sigillate. In effetti è come se nella nostra città, dove abbiamo delle amicizie consolidate, dovesse venire a trovarci qualche amico. Senza ombra di dubbio avrebbe facilità integrativa e si gusterebbe meglio le attrattive. La nostra fortuna in questo caso è stata quella di incontrare non un locale, ma ancora meglio, un italiano inserito nel tessuto sociale.
Antonio è il classico italiano di 48 anni, vestito in maniera impeccabile e una logorria congenita che gli facilita l'azione di aggregamento e socializzazione. Altro punto a nostro favore, è stata la stessa provenienza regionale, anche se lui di spiccate origini nuoresi.
Antonio, ribatezzato lo zio, è sempre cordiale, gentile, affabile e disponibile nei nostri confronti, come ogni zio degno di nota. Noi siamo i suoi pargoli da custodire e da accudire per bene, soddisfando ogni infantile desiderio di divertimento. La nostra guida non ci deluderà e saprà sempre trovare una soluzione ai nostri problemi...ma passiamo a parlare dei nostri problemi dunque...
I nostri primi desideri di conoscenza intaccavano quella sfera di ignoranza che orbitava sopra la voce "divertimento notturno". Lo zio, forte del suo vivere a Cracovia per quasi 8 mesi dell'anno e delle sue strette conoscenze, ci portò a spasso per la maggior parte dei migliori locali cracoviani. Notare che il numero di pub, bar, locali, ristoranti e discoteche sono impressionanti e impressionatamente concentrati...anche un cinese si troverebbe a disagio da così tanta concentrazione!
Ci porta in giro per ogni genere di locale pubblico noi desideriamo...spesso saltiamo file a colpi di strette di mano e abbracci con proprietari e butta fuori. Mi sento un pò un mezzo divo e Cracovia per un attimo si trasforma magicamente in Porto Cervo. Proprio Porto Cervo è la dimora di zio nei restanti 4 mesi dell'anno. Alla domanda di cosa facesse nella vita, lo zio ci rispose con "attività di p.r. per conto di un business man che ha attività tra l'Italia e la Polonia-Russia...non eravamo stupidi da capire che il tutto puzzasse di strano, ma al tempo stesso non notavamo segnali di interesse particolare nello scarrozzarci e nell'esaudire i nostri desideri. Eravamo semprè più curiosi di scavare nel passato di Antonio e nella sua fantomatica vita privata passata..a mano a mano che i giorni passavamo ricucivamo i brandelli di un passato che è stato denso di esperienze forti e fortificanti...da una ricostruzione temporale venimmo a sapere che zio nell'84 se la spassava nella grande mela come spogliarellista e a tempo perso come gigolò...oltre a essere oggetto del desiderio di una giovane miliardaria americana. Erano i tempi d'oro dello zio...quello zio d'america che arrivava a guadagnare anche fino a 18000 dollari al mese. Ma cosa accadde allora? Cosa ruppe le ali del caro zio? Questo non venimmo a saperlo e non osammo chiederlo per non risultare troppo indiscreti agli occhi di colui che comunque ci stava risolvendo la maggior parte dei problemi logistici. Sarebbe stato lui a dirci quello che si sentiva di raccontarci. Così venimmo a sapere che zio si sposò per ben due volte. La prima volta all'età di 31 anni con una sarda dalla quale ebbe una figlia, ora sedicenne e frequentante il mio stesso liceo scientifico, e la seconda volta con una donna polacca di Danzica, dalla quale si separò dopo qualche anno per un oscuro motivo. Un giorno, dopo aver fatto dello shopping nel centro con zio, mi propose di poggiare la busta a casa sua per non trasportarmi un inutile peso. Accettai e ci dirigemmo verso il suo appartamento localizzato dietro alla piazza principale. Abitava in un bilocale, carino ma non modernissimo, dotato di doccia idromassaggio ma anche di una antiquata cucina a gas. L'odore che si alzava dai mobili e dalle stanze era di stantio, anche se alla fine era abbastanza accogliente. Poggiata la busta il colpo di scena...zio tira fuori una foto della figlia e me la mostra. I caratteri somatici erano gli stessi, ma più della foto, ciò che mi colpì fu l'atteggiamento col quale mi mostrò quel pezzo della sua famiglia. Sembrava quasi in un rassegnato distacco. Come se quella fosse sì parte della sua vita, ma ormai distaccata e indipendente. Ho anche scorto un velo di malinconia, cancellata però da un'immediata presa di coscienza che il passato era andato e il presente era lì fuori, oltre quelle mura, nei bar e locali di Cracovia. Una sensazione di tristezza mi ha accompagnato, ma non si è trascinata per un intervallo di tempo superiore a quello di riposare la foto su uno dei cestini sbadatamente lasciati sopra la cucina.
Zio è uno di quei maestri di vita, in quanto bastonati dalla vita. Fa parte di una di quelle persone indispensabili per poter comprendere quale sia la via giusta. Non voglio dire che necessariamente queste persone si reindirizzino nella retta via, ma attraverso i loro racconti, le loro storie, è come se anche tu vivessi quei momenti e potessi quindi fare tesoro dei loro errori per via di un'esperienza indiretta. Per essere un buon educatore non necessariamente devi essere stato un esempio nella vita...come ho letto da poco in un articolo, "anche dal fango spesso nascono i fiori più belli".
Comunque ora basta così o scadiamo troppo nel filosofico-romantico...parliamo di altre cose...
Zio non ha avuto una vita facile. Zio si fida troppo della gente e credo che questo sia stato l'errore più grande della sua vita. Si è sempre fidato di noi, fin dal primo momento. A me personalmente per esempio ha lasciato più di una volta le chiavi del suo appartamento, per poggiare roba, vestiti, farne uso privato...e anche per portarci Ania :)
Non credo che esistano tante persone come lui, disponibili e comunicative come lui. Ad ogni modo questa sua comunicabilità ed espansibilità è stata la causa della sua più brutta esperienza...il carcere.
Zio è stato messo dentro per 4 mesi per una questione di droga. Non sapremo mai quanto fosse vero quello che ci diceva, ma vista la veridicità di tutte le sue affermazioni da noi confermabili, possiamo essere certi di poter estendere il sillogismo pure a tutte quelle sue storie non verificabili. Non ci sarebbe stato alcun bisogno di raccontarci di una simile esperienza e nella sua voce non si scorgeva alcun segno di fierezza. La sua giustificazione fu di essere stato incastrato da un poliziotto per via delle sue conoscenza con malavitosi locali. La sua estroversione fu la causa del tutto. Così come capitò in un casinò, che ci presento un ragazzo che a suo dire viveva di furti in case e che fosse meglio conoscerlo che non, così probabilmente si addentrò in gruppi di conoscenze che lo usarono come caprio espiatorio. Ad ogni modo lo zio non era un santo e questo lo sapevamo. Anche lui peccava ed esagerava con la cocaina, ma se non altro a uso personale. Antonio, simbolo di una personalità da eterno Peter Pan, ideologo di una vita vissuta al massimo delle forze. Non importa che le forze coll'avanzare del tempo si affievoliscano...ci sarà sempre qualche magia che lo ringiovanisca e gli permetta di vivere 1 giorno in più da leone piuttosto che altri 100 da pecora.
Ancora mi rimbalza in testa una sua frase a proposito di Diego, un milanese di 50 anni trasferitosi a Cracovia per vivere di rendita: "Vedi Diego? Quello non ha capito niente della vita...viene a Cracovia per fare lo stesso stile di vita che farebbe in Italia...io credo che se vieni qua devi permetterti uno standard di vita superiore"...io aggiungerei, uno standard che ti permetta di vivere nel lusso, circondato da belle macchine, cocaina, puttane, casinò e vita notturna.
All'estero personaggi alla Antonio sono più che presenti, ma dello stesso calibro dello zio credo che sia praticamente impossibile. Vedendo la città e lo stile di vita dalla sua ottica, il mondo appariva deformato come se ci avessero messo degli occhiali da sole attraverso i quali osservare la società. Perfino gli italiani residenti là avevano storie simili da raccontare, anche se a mio parere non così complete e multicolore. Mi ricordo che ci introdusse a un altro sardo di 60 anni circa che da qualche anno viveva a Cracovia, dopo essere stato in carcere per qualche mese per dei problemi legati alla gestione di un Night club. Anche lui molto affabile e curato nei modi di porsi e porgere le domande. Seppure le storie fossero simili, la differenza stava nella diversa visione del mondo. Il nonno aveva vissuto e aveva fatto esperienze simili, ma era arrivato a un punto di non ritorno...quel punto in cui Peter Pan diventa adulto e si dimentica dei giochi d'infanzia. Lo zio, al contrario, viveva ancora nel massimo splendore quella fase. C'era però uno legame tra i due, come se uno fosse necessariamente legato all'altro. Come se lo zio, in fondo in fondo, sapesse che quello sarebbe stato il suo futuro.
Una vita quindi tra belle donne, alcool e droga...sempre nel mezzo della scena, sempre sotto un ritmo forsennato dettato dall'esigenza di non mutare e oltrepassare quella fase.
Un'altra performance esagerata, ma a suo punto di vista di virilità, ce la diede quando ci raccontò di essere stato un porno attore. Lì per lì nessuno ci volle credere, ma la genuinità del racconto venne testimoniata da delle foto nel suo telefonino, dove seminudo e in compagnia di una mora provocante completamente svestita, se la stringeva tra le sue braccia. Era quasi orgoglioso di tutto ciò e per un attimo mi balenò per la mente la foto della figlia riposta sopra la cucina.
Questo era Antonio e nessuno poteva cambiarlo. Bisognava accettarlo così come era. Devo anche ammettere che il suo non era un comportamento dettato dall'esigenza di mettersi in buona luce o di vantarsi nei confronti del primo sconosciuto. Al contrario aveva bisogno di qualcuno con cui sfogare i propri peccati, quasi come per giustificarsi e trovare una forma di espiazione sociale. Lui si distingue dalla dominante morale sociale italiana. Lui rappresenta l'antitesi ma non il distacco. Lui vuole peccare ma anche essere perdonato. Lui fa parte della società italiana. Il suo distacco non è totale ma parziale, così come parziale è la sua lontananza da casa. La sua vera vita non è là a est ma nei 4 mesi trascorsi in Sardegna.
Così come i bambini sanno a volte di fare qualcosa di sbagliato, pur sapendo che verranno puniti, così anche zio sapeva di commettere degli errori che avrebbe giustificato al primo gruppo disponibile ad ascoltare le sue pene. Non era esaltazione egocentrica di una personalità spinta al limite delle sue possibilità. Era ciò che comunemente viene denominata solitudine.
Una vita da giocoliere, in equilibrio tra una realtà di sopravvivenza sociale e un'illusione di poter cavalcare l'onda sempre e comunque. Una vita di ostentazione in una società polacca, nella quale le dosi di show off per il raggiungimento del successo sociale sono inferiori a quelle italiane. Una vita in cui tutto è apparentemente semplice e a malincuore il denaro è l'unica forza motrice. A malincuore, perchè, in fondo in fondo, lo zio è sempre lo zio e "10 zlotyni cosa vuoi che siano?"