Caccia alla russa parte quarta...Imperatore, il caso "Russia" é chiuso!

Dopo aver inondato la mia casella e-mail con richieste per la pubblicazione dell'ultima puntata del romanzo "Caccia alla russa", cari lettori e lettrici, ecco a voi la tanto sospirata conclusione...spero che abbiate apprezzato l'intrigante taglio narrativo...che il successo di questo primo racconto possa spalancare le porte alla faticosa elaborazione scritta di altre avventure....e come direbbero a Mosca "Na sdróvie"!
"Come detto non potevo essere sicuro che fosse lei, anche perchè logica voleva che lei non si facesse viva per parecchio tempo viste le circostanze. Furto in casa di un italiano residente in Lituania, malloppo cospicuo, refurtiva facile da piazzare sul mercato nero e centralità della zona di aggiramento. Una persona più furba non avrebbe mai circolato, seppur dopo un mese, in una zona a rischio riconoscimento. Ma forse proprio in questo stava la sua furbizia. Depistare agendo nel modo più naturale. Confondersi nella normalità della gente comune, mimetizzarsi negli ambienti mondani. Brava, non c’è che dire, non male come tattica, ma come detto la volpe era ormai circondata e non le sarebbe stato facile divincolarsi per questa volta.
Arrivati davanti all'ingresso del Prospekto pub le rivolsi cortesemente la parola chiedendole di accompagnarmi al piano superiore, ma lei furbamente respinse l’attacco e mi disse di non volermi seguire per via del suo stato di paura avanzata e io non insistetti più di tanto perché, come quando si va a pesca, una volta che un grosso pesce abbocca bisogna avere la pazienza di affaticare l'avversario con attacchi laterali e continui.
Feci quindi finta di niente e dopo averle detto di aspettare per 5 10 minuti davanti all'ingresso del locale, lei mi apostrofò una frase che mi fece capire che il giorno della vendetta era giunto "non scendere con nessuno perché ho paura".
Era lei, non potevo fallire anche questa volta. Era Michele a chiedermelo, la comunità italiana a Vilnius, la mia coscienza. La russa andava incastrata...per sempre!
Con passo felpato salii a cercare Michele che nel frattempo estrinsecava le sue doti da comico dello Zelig con una poveretta di turno, costretta a subire le sue "scoppiettanti" esibizioni da cabaret di serie b. Ma non era tempo di cabaret. Era tempo di dimenticarsi delle battute pluri-usate per fare colpo sulla baltica di turno. Una cliente speciale del Prospekto aspettava di sotto e non la si poteva far attendere a lungo. Non aspettava altro che sentirsi raccontare le ultime battute di Michele. Questa volta non comiche.
Richiamato Michele dalle sue mondanità, gli feci un cenno con un dito per avvicinarlo a me e per spiegargli la situazione. All'inizio sembrò apparentemente infastidito della mia intrusione nel suo spettacolo improvvisato, ma vista la mia evidente insistenza, si avvicinò repentinamente e mi chiese spiegazioni.
Io gli riepilogai velocemente la situazione e gli suggerii di appropinquarsi alla finestra per scorgere se fosse effettivamente la ragazza tanto ricercata. Appena si affacciò, subito non trattenne in gola un urlo di liberazione che presagiva la cattura finale e la chiusura del caso. Io smorzai i toni entusiastici perchè non si poteva rischiare di perdere un'occasione così ghiotta per colpa di un facile entusiasmo. La preda era là, ma come già detto era astuta come una volpe. Bisognava agire di conseguenza con intelligentia. Bisognava fare in modo che Alexandra o Jelena o chicchesia per lei non potesse scomparire nelle tenebre come un spettro. Decidemmo allora di chiamare Piero, il gestore del locale Prospekto per convocare una persona addetta alla sicurezza. L'obiettivo era semplice: spedire il body-guard dietro la ragazza per evitare che mettesse in atto un piano di fuga.
Dopo di che la seconda operazione consisteva nel mandare Michele per l'identificazione. E così fu fatto. Fu allora che la volpe tentò l'ultimo disperato piano di fuga. In russo cercò di convincere le persone attorno a lei che Michele fosse un malintenzionato, sperando che la gente potesse aiutarla a fuggire, ma i suoi calcoli non prevedevano l'incognita più difficile da risolvere. La mia mente. E così nessuno diede seguito a quegli inutili gemiti. Era dura ammettere la sconfitta, ma tale era la realtà.
Mentre Michele scese giù giù per le scale, un senso di soddisfazione interiore mi pervase. I sensi di colpa svanirono nel nulla e il buio della sconfitta lasciò il passo al gusto della vittoria.
La ragazza fu ammanettata e la polizia arrivò giusto in tempo per portarla in centrale e identificarla. Era ricercata in tutta la Lituania per svariate truffe e per un grosso crimine che la polizia non volle spiegare per evidenti motivi di privacy. Verso le 4 confessò il furto e la polizia decise di tenerla in carcere per qualche giorno. L'unica amarezza è stata quella di non poter urlare una frase scendendo dalle scale del locale come "hey voi, arrestate quella donna" o come "hey tu, hai finito di gozzovigliare, i tuoi giorni in città sono terminati". Ma forse è meglio così. I film sono una cosa, la realtà è un'altra. Più dura!"
"Come detto non potevo essere sicuro che fosse lei, anche perchè logica voleva che lei non si facesse viva per parecchio tempo viste le circostanze. Furto in casa di un italiano residente in Lituania, malloppo cospicuo, refurtiva facile da piazzare sul mercato nero e centralità della zona di aggiramento. Una persona più furba non avrebbe mai circolato, seppur dopo un mese, in una zona a rischio riconoscimento. Ma forse proprio in questo stava la sua furbizia. Depistare agendo nel modo più naturale. Confondersi nella normalità della gente comune, mimetizzarsi negli ambienti mondani. Brava, non c’è che dire, non male come tattica, ma come detto la volpe era ormai circondata e non le sarebbe stato facile divincolarsi per questa volta.
Arrivati davanti all'ingresso del Prospekto pub le rivolsi cortesemente la parola chiedendole di accompagnarmi al piano superiore, ma lei furbamente respinse l’attacco e mi disse di non volermi seguire per via del suo stato di paura avanzata e io non insistetti più di tanto perché, come quando si va a pesca, una volta che un grosso pesce abbocca bisogna avere la pazienza di affaticare l'avversario con attacchi laterali e continui.
Feci quindi finta di niente e dopo averle detto di aspettare per 5 10 minuti davanti all'ingresso del locale, lei mi apostrofò una frase che mi fece capire che il giorno della vendetta era giunto "non scendere con nessuno perché ho paura".
Era lei, non potevo fallire anche questa volta. Era Michele a chiedermelo, la comunità italiana a Vilnius, la mia coscienza. La russa andava incastrata...per sempre!
Con passo felpato salii a cercare Michele che nel frattempo estrinsecava le sue doti da comico dello Zelig con una poveretta di turno, costretta a subire le sue "scoppiettanti" esibizioni da cabaret di serie b. Ma non era tempo di cabaret. Era tempo di dimenticarsi delle battute pluri-usate per fare colpo sulla baltica di turno. Una cliente speciale del Prospekto aspettava di sotto e non la si poteva far attendere a lungo. Non aspettava altro che sentirsi raccontare le ultime battute di Michele. Questa volta non comiche.
Richiamato Michele dalle sue mondanità, gli feci un cenno con un dito per avvicinarlo a me e per spiegargli la situazione. All'inizio sembrò apparentemente infastidito della mia intrusione nel suo spettacolo improvvisato, ma vista la mia evidente insistenza, si avvicinò repentinamente e mi chiese spiegazioni.
Io gli riepilogai velocemente la situazione e gli suggerii di appropinquarsi alla finestra per scorgere se fosse effettivamente la ragazza tanto ricercata. Appena si affacciò, subito non trattenne in gola un urlo di liberazione che presagiva la cattura finale e la chiusura del caso. Io smorzai i toni entusiastici perchè non si poteva rischiare di perdere un'occasione così ghiotta per colpa di un facile entusiasmo. La preda era là, ma come già detto era astuta come una volpe. Bisognava agire di conseguenza con intelligentia. Bisognava fare in modo che Alexandra o Jelena o chicchesia per lei non potesse scomparire nelle tenebre come un spettro. Decidemmo allora di chiamare Piero, il gestore del locale Prospekto per convocare una persona addetta alla sicurezza. L'obiettivo era semplice: spedire il body-guard dietro la ragazza per evitare che mettesse in atto un piano di fuga.
Dopo di che la seconda operazione consisteva nel mandare Michele per l'identificazione. E così fu fatto. Fu allora che la volpe tentò l'ultimo disperato piano di fuga. In russo cercò di convincere le persone attorno a lei che Michele fosse un malintenzionato, sperando che la gente potesse aiutarla a fuggire, ma i suoi calcoli non prevedevano l'incognita più difficile da risolvere. La mia mente. E così nessuno diede seguito a quegli inutili gemiti. Era dura ammettere la sconfitta, ma tale era la realtà.
Mentre Michele scese giù giù per le scale, un senso di soddisfazione interiore mi pervase. I sensi di colpa svanirono nel nulla e il buio della sconfitta lasciò il passo al gusto della vittoria.
La ragazza fu ammanettata e la polizia arrivò giusto in tempo per portarla in centrale e identificarla. Era ricercata in tutta la Lituania per svariate truffe e per un grosso crimine che la polizia non volle spiegare per evidenti motivi di privacy. Verso le 4 confessò il furto e la polizia decise di tenerla in carcere per qualche giorno. L'unica amarezza è stata quella di non poter urlare una frase scendendo dalle scale del locale come "hey voi, arrestate quella donna" o come "hey tu, hai finito di gozzovigliare, i tuoi giorni in città sono terminati". Ma forse è meglio così. I film sono una cosa, la realtà è un'altra. Più dura!"


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