Napoli a cielo aperto: nelle viscere della terra

Sarà capitato anche a voi di trovarvi catapultati in una realtà agli antipodi da quella dove ogni giorno vivete e spendete i vostri quotidiani momenti di relax e spensieratezza. Probabilmente sarete anche stati in Campania per motivi turistici o di lavoro. Ebbene, dopo 26 anni, l'Imperatore decise di visitare l'antica capitale Borbonica per motivi esclusivamente turistici. Era un caldo week end di agosto e il mio arrivo era previsto per le 10 del sabato mattina. La prenotazione in un albergo presso la cittadella amministrativa mi garantiva un buon punto di appoggio per avventurarmi verso il cuore della città.
Avevo molte aspettative e le mie curiosità più recondite attendevano di essere accuratamente verificate. I mass media avevano contribuito a creare in me un'idea della città che scetticamente rifiutavo. Pensavo che così come l'est veniva demonizzato, anche Napoli potesse essere dipinta in una maniera che eccedesse i suoi intrinsechi vizi.
Lo svincolo "Napoli Centro Direzionale" indicava la chiave urbana d'accesso. Appena fuoriuscito dal nastro autostradale mi condussi verso l'Hotel. La via era semideserta per via anche della calura mattutina. In lontananza identificai l'Hotel e perciò mi indirizzai verso lo stesso imboccando un sottopassaggio che svelò un intricato labirinto di vie, avvolte da una oscurità rischiarate da flebili luci elettriche. La via era corretta, ma ripensandoci avrei potuto evitare di percorrere quel vialone di immondizia che a mio sconcerto giaceva sui lati della strada. Non sto parlando di una miserabile busta di quelle che anche a Bruxelles si possono intravedere il giorno prima del ritiro della stessa. Qua si parla di montagne di rifiuti accumulati da giorni, settimane, forse mesi...la dimensione dei rifiuti era tale che i numerevoli cassonetti erano di numero insufficiente. Un tanfo cadaverico, elevato a potenza dal calore estivo, evaporava nell'atmosfera rendendo l'aria più insana di una via del centro di Milano durante l'ora di punta.
NO! Non potevo cedere alla tentazione di sovrapporre l'immagine di Napoli a quella miserabile scena che si apriva davanti ai miei occhi.
Finalmente arrivai in albergo e dopo una doccia rigenerante decisi di affrontare la città.
Alla faccia di chi mi suggerì di lasciare orologio, cellulare, oggetti preziosi e cartina della città a casa, per non essere identificato come turista ergo potenziale preda di malintenzionati e approfittatori, afferrai la preziosa e indispensabile mappa e sfidai i pregiudizi secolari!
Sceso al piano terra dell'albergo mi diressi verso il centro della città. I primi dieci minuti di cammino si rivelarono senza alcune sorprese e stavo già pensando di abbandonare la spedizione deluso e affranto....fino a quando arrivai a un bivio....potevo percorrere una zona trafficata e soleggiata o avventurarmi nei quartieri interni del centro storico di Napoli. Da li mi sarei diretto verso l'antico centro chiamato SpaccaNapoli, proprio perchè una via in linea retta trasversale, spacca la città antica in due emisferi. Li spacca dal punto di vista geografico, ma dal punto di vista sociale la divisione era solo metaforica. I primi mercati ortofrutticoli rafforzava in me l'idea di grandezza e positività della città, con quei colori, sapori, profumi e allegria che si diffondevano tutti attorno a me. I classici personaggi napoletani rieccheggiavano nell'aria sfogando i loro istinti primitivi di abili venditori....Iniziavo a insospettirmi. Tutta questa affabilità e amichevolezza mi induceva a non fidarmi. Iniziai a innalzare barricate e ad ingrandire la mia bolla di riservatezza.
Ma deciso proseguì nel mio viaggio....Napoli centro si presenta come un incommensurabile casino...bordelli di gente e mezzi meccanici, di trasporto e di costruzione. A un tratto mi balzò all'occhio una particolarità molto citata da tv...la caratteristica popolanità legata a tanti aspetti folkloristici oramai scomparsa in molti centri italici. Mi imbattei sulle mura di un edificio in un manifestino annunciante la morte di una persona apparentemente conosciuta nel quartiere dove esposto. Ma la particolarità di questo poster funebre risiedeva nell'appellativo utilizzato per apostrofare il personaggio...probabilmente altrimenti inidentificabile..costui era definito: "Il chiavone".
Chissà da cosa derivava questo colorato appellattivo...chissà chissà :) forse era rinomato mastro di chiavi :)
Con un accenno di sorriso proseguì la mia marcia. Le vie si facevano sempre più strette e la gente mi osservava sempre di più per cingere nella mia mano una normale cartina urbana!!!
Pur di non perdermi avrei piuttosto urlato a squarciagola di essere un turista in missione, ma mai e poi mai avrei riposto la mappa in una delle tesche dei blue jeans.
Decisi di visitare la Vecchia Napoli. La Vecchia Napoli era un museo sotterraneo composto da più di 200 km di tunnel sotterranei che durante la seconda guerra mondiale venivano utilizzati come rifugi anti attacchi aerei da parte della coalizione. Era stato riscoperto per puro caso da pochi anni ed era stato ristrutturato per poterlo offrire ai turisti come perla d'orgoglio della città. Carico di entusiasmo mi diressi verso l'ingresso e comprai il biglietto per visitarlo. Eravamo un gruppo di circa 25 persone accompagnate da una dolce creatura partenopea che ci illustrava la storia dei tunnel. L'ingresso consisteva in una scalinata composta da scaloni allungati per permettere la fuga in discesa e quindi la corsa in caso di attacco. La discesa di 36 metri preludeva a qualcosa di grosso e interessante. Ancora una volta scendevo nelle viscere della città e avevo l'occassione di cancellare dalla mente la prima immagine che avevo avuto della parte inferiore urbana. Gli interni della galleria erano finemente ristrutturati e lindi. Mattoncini ordinati accompagnavano la mia discesa nel mondo sotterraneo. Giunti a -36, si aprì una sala in un piano alto circa 5 metri. La guida iniziò a spiegare la storia delle gallerie e un appunto catturò la mia attenzione. La fanciulla affermò che al momento della scoperta la sala dove appoggivamo i nostri piedi era alta 10 metri..." Ma come? 10 metri? Ma qua più o meno l'altezza della sala sarà al max. di 5 metri!" Nessuno si sapeva spiegare come fosse possibile fino a quando la bellezza locale, col sorriso sulle labbra e quasi orgogliosa riferì con un musicale accento napoletano: "Signori, la sala è di 5 metri ai giorni nostri perchè quando questa antica cisterna greco romana fu scoperta, furono ritrovati circa 5 metri di immondizia lungo tutto il percorso dei tunnel!"
Orco Diaz pensai!!! Mettendo in pratica gli insegnamenti matematici impartiti durante i miei studi liceali e universitari feci un rapido e semplice calcolo: ipotizzando un larghezza dei tunnel di 2 metri moltiplicati per 5 metri di altezza di immondizia per 200 km di lunghezza, il totale fa più o meno 2 milioni di volume di merda secolare...Se qualsiasi oggetto o sito turistico andato perduto per un periodo di tempo superiore ai 100 anni diviene prezioso e ricercatissimo, degno di essere protetto dall'Unesco, adesso capisco perchè la città di Napoli non si fosse preoccupata di ripulire tale sito archeologico. La speranza personale è che presto l'Unesco dirami una nuova lista includendo anche la feccia partenopea...incluso gli esponenti politici...tutti assieme per essere oggetto dei prossimi sorrisini delle splendide guide turistiche.
Affranto da tale miserevole situazione decisi di abbandonare il luogo e mi rimisi in cammino pronto a sfatare almeno degli altri tabù...
Fine prima parte...


2 Comments:
c'è un punto che mi è oscuro:
se la sala era alta 10 metri in principio ed ora è alta 5, significa che tu stavi camminando su 5 metri di spazzatura?
Elementare Watson!
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